Storia
Un “elegante fabbricato a scopo di ritrovo”:
ecco cosa avrebbe dovuto essere il nucleo
originario di quello che sarebbe poi diventato
l’opificio Aurum di Pescara, atto alla produzione
del famoso liquore, il cui nome fu coniato da
D’Annunzio.
Si era nel 1910, e l’appellativo scelto
per l’“elegante fabbricato” fu quello, assai di moda
a quel tempo, di “Kursaal”. Il contesto era il piano
dell’architetto Liberi , che prevedeva la realizzazione
di un’attrezzatura di ricezione turistica per le
attività di balneazione, sempre più diffuse, in quegli
anni, sulla costa adriatica.
Il progetto del Liberi
restò incompiuto, e nel 1921 la famiglia Pomilio
trasformò l’edificio nella fabbrica del liquore. L’ampliamento
della fabbrica venne affidato nel 1939
all’architetto Giovanni Michelucci, che ne ricavò
una splendida opera architettonica.
Michelucci,
venuto a Pescara già nel 1928, ebbe con la città
(come lui stesso affermava) un intenso rapporto,
pieno di stimoli interessanti. Per la progettazione
dell’Aurum elaborò più soluzioni, in funzione dell’adeguamento
dell’edificio alla preesistenza del
Kursaal, in parte già realizzato.
Da questo superbo
lavoro di Michelucci emerge una delle caratteristiche
principali della sua progettazione: quella del
saper coniugare i temi del Movimento Moderno con
i centri storici nei quali gli edifici progettati si inseriscono.
Tutto ciò ha come base il principio a lui
carissimo dell’umanizzazione dell’architettura: l’importanza della vita e della necessità di uno spazio che
ne consenta il libero e creativo dispiegarsi.
Le nuove
strutture, pur sposando i canoni del razionalismo, si integrano
nell’ambiente costruito in precedenza con particolare
armonia, sembrandone quasi uno sviluppo : così il
nuovo Aurum rispetto all’originario Kursaal.
Bruno Zevi attribuisce all’opera di Michelucci un valore di
lezione morale per tutti gli architetti: “arte colta e popolare...
aperta al quotidiano dell’uomo ma diffidente verso
l’umanesimo astratto”.