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Storia

... In Spazi dell’architettura moderna (Einaudi, Torino, 1973) , Michelucci viene definito da Zevi “il migliore artista italiano della sua generazione”: ha voluto liberare lo “spazio vivente” dall’accademia, costruendo un “spazio della libertà” che ha al suo centro le persone e il loro vivere, piuttosto che la ricerca della forma e l’ambizione formale del capolavoro. Negli anni ‘70 il liquorificio chiude, e l’edificio viene abbandonato.

Sono anni di silenzio e di decadenza, finché è proprio il demone dell’arte a risvegliare il “castello” addormentato, quel “castello” progettato dal “miglior artista della sua generazione”. Nel 1990 e nel 1995 l’Aurum ospita infatti due edizioni di Fuori Uso, una manifestazione artistica di respiro internazionale - ancor oggi vivissima - ideata dal gallerista pescarese Cesare Manzo, che ha saputo restituire un nuovo impulso vitale a questo straordinario esempio di architettura moderna italiana.

Cesare Manzo intendeva dare vita a una manifestazione che occupasse nuovi spazi nel panorama urbano, recuperando aree ed edifici dismessi e abbandonati e restituendoli alla città come luoghi d’arte, collaborando con i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea (artisti come Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Richard Long, Francesco Clemente, Mimmo Paladino, Tony Cragg, Cindy Sherman, Nan Goldin, Peter Halley e tantissimi altri). Tutto ciò, in armonia con la forte “vocazione” per l’arte contemporanea dimostrata dalla città di Pescara, dove già negli anni ’60, oltre alla galleria di Manzo, erano attive quelle di Mario Pieroni e di Lucrezia De Domizio, e dove nel ’76 era nata una notevole rivista del settore, “Segno”, che esce tuttora, sempre sotto la direzione di Lucia Spadano e Umberto Sala.