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Storia
... Così, gli anni ’60 e ’70 a Pescara avevano
visto realizzarsi mostre importanti di artisti come
Mario Merz, Giulio Paolini, Jannis Kounellis, Gino De Dominicis,
Ettore Spalletti (il cui storico studio è ancora a
Cappelle sul Tavo, nelle immediate vicinanze della città.
Negli anni ’80, sempre in territorio pescarese, a Bolognano,
Joseph Beuys aveva messo in atto il suo celebre progetto
“in difesa della natura”.
Come scrive il critico Massimiliano
Scuderi, curatore del seminario Space, People
and Place. Città, Arte e Architettura in Europa presso la
Facoltà di Architettura dell’Università di Pescara: “Gli anni
Novanta sono segnati dall’invenzione, da parte di Cesare
Manzo, di Fuori Uso, manifestazione d’arte contemporanea
che si svolge in spazi abbandonati, riconvertiti
dagli artisti in piccoli musei temporanei: Fuori Uso ha sicuramente
determinato la nascita di un modello allestitivo
innovativo, fatto di urgenze e necessità, come appunto
l’arte richiede, importante anche ai fini del coinvolgimento
di maestranze e produzioni locali: Bill Woodraw lavorò
intensamente con il migliore scalpellino di Manoppello
per l’opera esposta nel 1995 in Caravanserraglio di
arte contemporanea, edizione a cura di Giacinto di Pietrantonio
presso l’ex liquorificio Aurum di Pescara, che
portò in Abruzzo astisti importanti di tutte le generazioni:
Vanessa Beecroft, Joseph Kosuth, Getulio Alviani,
Maurizio Cattelan, Haim Steinbach, tra gli altri” (M. Scuderi,
“Segnali certi, certissimi, anzi probabili”, in “Panorama
Abruzzo”, “Flash Art”, n. 257, aprile-maggio 2006).
Di quella memorabile edizione di Fuori Uso del 1995 sopravvivono
ancora, all’interno dell’Aurum, testimonanze delle opere-ambiente realizzate allora per l’occasione
da Julian Opie, Sylvie Fleury e soprattutto Getulio
Alviani. Per quanto riguarda Alviani, proprio Massimiliano
Scuderi sta svolgendo, insieme ad Arianna Rosica, un
lavoro di intermediazione per la verifica della disponibilità
da parte dell’autore a riconoscere l’opera, che potrà costituire
un indiscutibile valore aggiunto dell’edificio. Il segno,
forse, della sua vocazione artistica, della sua splendida
vocazione ad ospitare eventi d’arte di grande valore.